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Dott. Michele De Simone
CHIRURGIA E ONCOLOGIA
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Chemioterapia IntraPeritoneale a flusso d’Aria Pressurizzata (PIPAC)

La carcinosi peritoneale rappresenta, in pazienti selezionati, una diffusione di malattia che si puo’ considerare loco-regionale e, dunque, puo’ essere trattata mediante terapie loco-regionali, quali, appunto, la chemioterapia intraperitoneale.

La somministrazione intraperitoneale di sostanze chemioterapiche è stata descritta utilizzando diverse nomenclature, ma il concetto fondamentale rimane quello di portare i farmaci chemioterapici nella sede di malattia.
Come già detto in altre sezioni, il razionale di questo tipo di somministrazione è rappresentato dalla possibilità di poter considerare la cavità addominale come un “santuario farmacologico”, ovvero una regione ben delimitata grazie alla presenza di una barriera peritoneo-plasmatica che impedisce ad alcuni farmaci antitumorali di passare nel circolo sistemico.

L’aggiunta della pressurizzazione è l’elemento caratterizzante della PIPAC: è, infatti, in grado di incrementare la penetrazione del farmaco all’interno dei tessuti e di potenziarne la citotossicità, consentendo di utilizzare dosaggi ridotti di farmaci antineoplastici.

Dott. Michele De SimoneIl farmaco viene portato all’interno della cavità peritoneale mediante un accesso chirurgico laparoscopico; attraverso un approccio poco invasivo (1-2 mini-incisioni), si procede alla valutazione dell’estensione della malattia, si eseguono biopsie atte a confermare istologicamente sia la presenza di malattia peritoneale, sia la risposta ai precedenti trattamenti e viene rimossa l’eventuale ascite (liquido peritoneale) presente. In seguito viene collegata una pompa di tipo angiografico ad un microiniettore inserito attraverso uno dei mini-accessi alla cavità addominale; si procede, quindi, all’iniezione dei farmaci chemioterapici a livello intraperitoneale.

I noti effetti collaterali degli agenti chemioterapici quali la perdita dei capelli, la neurotossicità periferica, la cardiotossicità, la nausea e la mielodepressione non sono causati da PIPAC, rendendola un trattamento adottabile anche da pazienti che, per importanti effetti collaterali legati alla chemioterapia sistemica, non possono essere sottoposti ad un’ulteriore trattamento sistemico.
I dati preliminari presenti in letteratura mostrano che il trattamento PIPAC è un metodo promettente: può indurre una regressione della carcinosi peritoneale anche in stadio avanzato ed in patologie apparentemente non responsive alla terapia sistemica. Infatti, la maggior parte dei pazienti trattati era stata sottoposta in precedenza a plurime linee di chemioterapia, dimostrando come la PIPAC possa essere in grado di vincere la platino-resistenza in una buona percentuale dei casi (dati evidenti in particolare nelle neoplasie ovariche e gastriche). Questo fenomeno può essere dovuto al fatto che la PIPAC permette di raggiungere concentra
zioni di farmaco molto più elevate rispetto alla chemioterapia sistemica; tale procedura consente, infatti, di sfruttare un’eccezionale farmacocinetica con un eccellente rapporto di concentrazione locale/sistemica, applicando solo il 10% della dose usata di norma per via sistemica. Le proprietà farmacologiche della somministrazione via PIPAC sono state dimostrate nel modello animale, ex vivo su tratti di peritoneo con carcinosi peritoneale ed in vivo.
È una tecnica semplice da usare, gravata da minimi effetti collaterali e comporta brevi tempi operatori; il trattamento PIPAC non causa di norma aderenze peritoneali, permettendo ripetute chemioterapie intraoperatorie, combinate o meno a cicli sistemici o rivalutazioni oggettive della malattia e della risposta al trattamento. 


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Chemioterapia IntraPeritoneale a flusso d’Aria Pressurizzata (PIPAC) :  

 

 

 

 
 
 
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